Quando ho ricevuto dalla Musa Art Gallery Torino l’invito per una mostra dell’artista Wolfgang Beltracchi, la mia emozione è stata immediata. Finalmente avrei potuto vedere di persona colui che avevo studiato anni fa, insieme al mio amico e professore all’Università della Lorena, Emmanuel Bouzy. Con lui avevamo approfondito la storia straordinaria dei falsi che Beltracchi aveva realizzato per decenni, soffermandoci anche su un altro grande impostore dell’arte, l’olandese Han van Meegeren, il falsario di Vermeer.
Bouzy ha successivamente elaborato una serie di conferenze teatralizzate dedicate al tema della scienza nell’arte, rappresentate da oltre due anni in varie università, licei e istituzioni culturali del Grand Est. In questi spettacoli, dove la divulgazione scientifica incontra la narrazione scenica, Bouzy si concentra sui metodi tecnici e sulle indagini di laboratorio impiegate per svelare i falsi, mentre io avevo approfondito la dimensione storica e psicologica di questi inganni artistici. (cliccare sul seguente link per vedere lo spettacolo):
https://ultv.univ-lorraine.fr/video/16103-laffaire-vermeer-_-
Beltracchi, con la complicità della moglie Helene, aveva saputo creare non semplici copie, ma opere “inedite” nello stile di Max Ernst, Picasso, Léger, Kees van Dongen e soprattutto di Heinrich Campendonk. Fu proprio una sua tela “alla maniera di Campendonk” a tradirlo, a causa del bianco di titanio contenuto nel colore, materiale non esistente all’epoca dell’artista. La coppia aveva inventato un’intera genealogia di quadri “ritrovati”, corredati da fotografie d’epoca e da una fittizia collezione privata nascosta durante la seconda guerra mondiale. Geniale, certo, e moralmente discutibile, ma non si può negare che Beltracchi abbia saputo sfidare il sistema dell’arte con un’intelligenza fuori dal comune.
La mostra torinese, intitolata “L’invenzione del vero” curata da Francesco Longo, riprende l’enigma del Salvator Mundi di Leonardo da Vinci — opera discussa e forse mai definitivamente attribuita — per reinventarlo nello stile dei grandi maestri moderni. Così, nelle opere di Beltracchi, il Cristo diventa un’immagine camaleontica: ora interpretato da Van Gogh, ora da Dalí, ora filtrato dallo sguardo pop di Warhol. In una stampa, il Salvatore tiene una sfera di cristallo in cui si riflette il volto di una donna con una colomba: una visione di purezza e inganno insieme.
Devo ammetterlo: i suoi “falsi” mi emozionano più delle opere recenti. Erano invenzioni di luce e ombra, bugie rivelatrici. E in fondo, il mondo del vino ha avuto anch’esso il suo Beltracchi: Rudy Kurniawan, il falsario dei grandi cru francesi. Entrambi hanno saputo manipolare la verità con la grazia del genio.
Rientrata a casa, ho stappato con gioia un Cerasuolo d’Abruzzo DOP Fosso Cancelli 2022 di Ciavolich, bottiglia n. 3769 — una delle sole 4000 prodotte. Un 100% Montepulciano d’Abruzzo proveniente dalle vigne di Loreto Aprutino. La fermentazione spontanea, senza controllo della temperatura, avviene in anfore di terracotta attraverso la tradizionale pratica del salasso.

foto Humbert
Nel calice, un rosa corallo intenso. Al naso, ciliegia matura, melograno, rosa appassita. In bocca, freschezza e rotondità, una mineralità vibrante e un finale sapido e persistente. Emergono anche accenni sottili di ferro ossidato, terra umida e terracotta: note che non disturbano, ma anzi donano profondità, come l’ombra che scolpisce la luce.
Questo Cerasuolo è un vino solare e complesso insieme: la struttura solida, i tannini setosi, la potenza alcolica e il gioco tra luce e buio gli conferiscono una dimensione quasi teatrale. È un vino che vive della stessa ambiguità di Beltracchi: sincero nella sua materia, ma misterioso nella sua espressione.
Come i quadri del falsario tedesco, anche questo vino racchiude la tensione tra verità e menzogna, tra la trasparenza del colore e la profondità della terra che lo genera. Nel suo riflesso corallo, la luce e l’ombra convivono — proprio come nel gesto di chi, per creare, ha dovuto inventare il vero.
Salvator Mundi (Canti sacri – cattedrale di Strasburgo)






