Frammento – Orvieto Classico – DOC 2023 – Decugnano dei Barbi
Una citazione di Tommaso d’Aquino è visibile sulla bottiglia:«Tantum esse sub fragmento, quantum toto tegitur.»
Probabilmente per ricordare al santo bevitore dei tempi moderni che nel bicchiere, riempito del prezioso liquido, sta un frammento del tutto: un frammento del territorio dove crescono diversi vitigni, con le radici immerse in un terreno marnoso di origine marina, ricco di conchiglie fossili.
Una terra dove, poco meno di ottocento anni fa, visse san Tommaso d’Aquino.
Nella Lauda Sion egli spiegò che, spezzata l’ostia, Cristo rimane interamente presente in ogni suo frammento: tantum esse sub fragmento, quantum toto tegitur, tanto nel frammento quanto nell’intero.

Foto Humbert
Umilmente verso allora un po’ di vino nel bicchiere, alla scoperta del pensiero del Santo ripreso da Decugnano dei Barbi.
Inizia a specchiarsi nell’occhio un bel colore giallo paglierino intenso e luminoso.
L’intensità olfattiva, fine e ricca, rivela profumi di agrumi, pesca gialla, salvia ed erbe aromatiche fresche, accompagnati da una leggera nota di mandorla tostata.
In bocca si produce una gradevole sorpresa: una vellutata morbidezza iniziale viene risvegliata da una vivace freschezza, espressa nell’acidità e nella sapidità. Nel retrogusto ritornano agrumi e mandorla, con una media persistenza, come un soffio di vento fresco e leggero di una primavera umbra.
Un vino savoureux, che si lascia quasi accarezzare. Nessuna asperità, piuttosto una dolce armonia.
Lo considero un vino estivo, ma anche un vino di gastronomia. Può accompagnare piatti a base di pesce, ma può essere bevuto piacevolmente anche da solo, per la sua gradevole mineralità e soprattutto per quel bel contrasto tra freschezza e morbidezza: non si scontrano, si completano.
Sì, nel bicchiere c’è un frammento del territorio.
Ma c’è anche qualcos’altro.
I quattro vitigni presenti nel vino — Grechetto, Sauvignon Blanc, Vermentino e Procanico — si combinano in una notevole armonia.
Ed è a questo punto che, invece del frammento, mi vengono in mente le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
Nel bicchiere di Frammento, la temperanza si manifesta nell’armonioso rapporto tra caldo e fresco e, forse, anche nella presenza discreta del Procanico, che modera e accompagna gli altri vitigni.
La fortezza è nella struttura del vino e trova una corrispondenza nella presenza importante del Grechetto.
La prudenza sta nell’equilibrio aromatico e gusto-olfattivo.
La giustizia, infine, nel fatto che nessuna componente domini le altre.
San Tommaso d’Aquino, riprendendo Aristotele, scrive nella Summa Theologiae:
«Virtus est quae bonum facit habentem, et opus eius bonum reddit.»
La virtù è ciò che rende buono chi la possiede e rende buona la sua opera.
Tommaso sviluppa poi il concetto:
«Virtus importat perfectionem potentiae.»
La virtù implica la perfezione di una potenza.
Frammento non è allora soltanto un pezzo indivisibile del territorio. Nel bicchiere trovo soprattutto l’armonia delle sue componenti: morbidezza e freschezza, calore e sapidità, quattro vitigni che conservano il proprio carattere senza che uno prevalga sull’altro.
È forse proprio qui la sua virtus: non nella perfezione di ogni elemento preso separatamente, ma nell’equilibrio che nasce dal loro incontro.
Se fossi stata io il produttore, forse sull’etichetta avrei scritto:
«Virtus importat perfectionem potentiae.»
E questo vino, invece di Frammento, l’avrei chiamato Virtus.
Ma è soltanto la conclusione della mia investigazione nel bicchiere.






