Vigna Arianiello
Fiano di Avellino Biologico DOCG 2024 di Angelo Silano
Conoscete l’albero magico, l’arbre magique? Quell’aggeggio profumatissimo, svergognato, dagli aromi chimici, a forma di abete, che si appende al retrovisore dell’auto. A cosa serve? A profumare l’abitacolo. Ma che profumo! Vaniglia, fragola, mirtillo, pino, bubble gum…acqua fresca!
La nostra società profuma tutto. Le stanze degli alberghi, i bancomat all’esterno delle banche, i negozi. I nostri corpi vengono saturati di odori attraverso creme, shampoo, deodoranti. I prodotti per l’igiene e la pulizia della casa lasciano tracce olfattive su pavimenti, lenzuola, persino sulla carta igienica. E poi il cibo: dolci industriali, prosciutti, formaggi, piatti pronti, yogurt. Persino i mangimi per animali, le cucce, i giocattoli.
Tutto viene chimicamente profumato, come se gli odori naturali fossero troppo delicati, troppo leggeri, troppo difficili da controllare, troppo sottili da percepire. È necessario “schiaffeggiare” il naso con fragranze false, arroganti, eccessive, urlate.
E non parlo dell’enorme quantità di profumi venduti negli aeroporti, sugli aerei, nelle profumerie, nei supermercati. Abbiamo progressivamente perso la nostra capacità olfattiva.
Come possiamo cogliere la finezza di una nota floreale di acacia in un vino, se il nostro naso è stato educato al falso?
Qualche tempo fa ho ricevuto i vini del giovane produttore Angelo Silano, e in particolare un Fiano di Avellino a piede franco. Vi invito a visitare il suo sito per comprendere fino in fondo la sua terra, l’Irpinia. La cantina si trova a Lapio (AV), luogo d’elezione e, probabilmente, primo insediamento storico del Fiano.
Scoprirete le sue radici, Angelo è la terza generazione di viticoltori, e la sua filosofia produttiva: sostenibilità, studio delle singole parcelle, zonazione, certificazione biologica. A tutto questo aggiungerei la sua generosità, la determinazione e il desiderio autentico di condividere un patrimonio enologico straordinario attraverso visite e degustazioni.
Ciò che merita di essere sottolineato è l’incredibile complessità e delicatezza aromatica dei vini ottenuti da viti a piede franco, quindi non innestate.
E allora, qual è la differenza tra l’albero magico e un Fiano di Avellino a piede franco?
Il nero e il bianco. Il male e il bene. La bruttezza e la bellezza. La Merda d’artista di Piero Manzoni e una scultura di Canova, con il rischio di attirare critiche feroci.
Due mondi opposti: uno creato dall’industria chimica, l’altro generato semplicemente dalla natura. Una dimostrazione evidente dei limiti della tecnologia. Qui vale una sola regola: lasciare fare alla Natura.
Dati del vigneto
Contrada Arianiello – Lapio (AV)
- Suolo: integralmente vulcanico. La natura del terreno impedisce la sopravvivenza della fillossera, permettendo la coltivazione di viti a piede franco di 58 anni
- Esposizione: Sud-Ovest
- Altitudine: 600 m s.l.m.
- Clima: forti escursioni termiche giorno-notte
- Vitigno: 100% Fiano
- Età delle viti: 58 anni, a piede franco
- Superficie parcella: 0,3 ha
- Densità d’impianto: 2.666 ceppi/ha
Vinificazione e affinamento
- Affinamento: 8 mesi in acciaio sulle fecce fini, seguiti da 4 mesi in bottiglia
- Fermentazione malolattica: non svolta
- Gradazione alcolica: 13,5% vol.

Fiano di Avellino vigna Arianiello
Degustazione
Nel bicchiere il vino si presenta denso, di un giallo paglierino intenso con riflessi dorati.
L’intensità olfattiva è elevata, la qualità aromatica fine e precisa. Il profilo è elegante e ampio: un vero pot-pourri di fiori selvatici freschi, ginestra, pesca gialla, marmellata di clementine, note di torba, mandorla e nocciola tostate, miele di acacia.
In bocca emergono immediatamente salinità e freschezza, seguite da una spiccata mineralità. Il sorso è morbido, setoso, sostenuto da una struttura equilibrata che genera un’armonia naturale. Un vino lineare, elegante, generoso, con una persistenza gusto-olfattiva lunga e coerente.
È un vino giovane ed energico, levigato dal calore e dalla rotondità. Spicca una tipicità marcata, fedele al vitigno e al territorio.
- Temperatura di servizio: 10–12 °C
Proust era alla ricerca del temps perdu.
Io sono alla ricerca di vini autentici, specchio fedele del luogo in cui nascono. Vini capaci di rivelare una raffinatezza e una complessità aromatica che le viti innestate raramente offrono. Al palato esprimono un’eleganza naturale, un’armonia immediata, non costruita né forzata.
La loro spontaneità e la profonda impronta territoriale li rendono, senza esitazioni, vini d’eccezione
Bravo Angelo.






