Nella mia lunga storia di cronista del vino ho avuto la fortuna di conoscere molti dei più importanti “Grandi Vecchi” dei vini di Langa: Bartolo Mascarello, Bruno Giacosa, Teobaldo “Baldo” Cappellano, Aldo e Giovanni Conterno, Beppe “Citrico” Rinaldi, Giacomo Oddero, Paolo Cordero di Montezemolo e Gigi Rosso.
Sono tutti scomparsi ahimé, (l’ultimo dei Mohicani è il mio carissimo amico Mauro Mascarello, alias Barolo Monprivato, il mio Barolo del cuore, oltre a Monsù Angelo Gaja) e di tutti loro conservo un ricordo grato nel mio cuore. Mi hanno accolto nelle loro cantine, mi hanno accordato la loro fiducia e mi hanno aiutato a diventare (così dicono…) un esperto dei vini della terra da vino che più amo, la Langa.
Pensando a tutti loro che ho bevuto, gustato sino all’ultima goccia, uno dei più grandi vini base Dolcetto (una varietà che amo tantissimo) che si possano trovare nell’albese.
Viene da un’azienda di lunga storia la cui cantina si trova nella parte più bassa di Castiglione Falletto, l’azienda Gigi Rosso.
Oggi a condurre l’azienda, con mano salda e con grande intelligenza (lui è un uomo di cultura che ha scritto un magnifico libro sul Barolo e svariati testi di narrativa ambientati in Langa) è il figlio Maurizio.
Ho scelto il Diano d’Alba DOCG Sorì del Moncolombetto figlio di un vigneto meraviglioso situato sulla sommità di una collina a Diano d’Alba, a circa 500 metri di altitudine. La proprietà è circondata su tre lati da vigneti, mentre il versante esposto a nord rimane volutamente non coltivato. L’esposizione è a sud ovest, e si trova su arenarie danesi.
Qui a Diano d’Alba, il vitigno Dolcetto trova le condizioni ideali per esprimere al meglio il proprio potenziale qualitativo e ha trovato perfetta collocazione sui versanti più elevati e soleggiati del territorio, localmente chiamati Sorì, ovvero le “colline baciate dal sole”. Il Moncolombetto è considerato uno dei cru più prestigiosi della denominazione. È un vigneto coltivato a Dolcetto che teoricamente potrebbe essere perfetto anche per dell’ottimo Nebbiolo da Barolo.
Qualche nota tecnica prima di passare al racconto del vino. La vinificazione prevede una fermentazione tradizionale in vasche di acciaio inox a temperatura controllata per circa 12-15 giorni, con regolari follature per favorire l’estrazione di colore, aromi e struttura. Seguono la fermentazione malolattica e l’affinamento in vasche di cemento, dove il vino riposa per circa 6 mesi prima dell’imbottigliamento.
Io ho voluto mettere alla prova la proverbiale capacità di evoluzione e tenuta nel tempo di questo Diano D’Alba (un altro mio grande amico e gigante dei vini di Langa, Roberto Voerzio, ama dire in dialetto langhetto che Disu tuti che u dousat ,anta beiviru giuu ,ma se u ie bon è sbaglia u va co bin anche pi vei ) , ovvero che nonostante dicano tutti che il Dolcetto vada bevuto giovane ma se l’uva è buona e curata bene é ancora meglio con qualche annetto, e ho stappato un 2016, con dieci anni di età molti dei quali trascorsi nella mia “cantina dei miracoli”.

foto Ziliani
Il vino era perfetto e mi ha entusiasmato. Colore viola intenso grasso nel bicchiere, molto concentrato, si propone con spiccati profumi di viola e liquirizia nera, ciliegia, erbe aromatiche, note terrose di sottobosco. Il tutto in una cornice di grande fragranza e freschezza.
Al palato è ampio, carnoso, terroso, consistente e davvero “nebbioleggiante”, con grande persistenza, acidità vivace, una note leggermente ammandorlata sul finale e una notevole capacità di espandersi e “conquistare” la bocca.
Dieci anni di età eppure ancora molto giovane, pieno di energia. Proprio come era Gigi Rosso e come é oggi suo figlio Maurizio.
Gli abbinamenti gastronomici ideali sarebbero stati con i grandi classici della cucina piemontese, come i tajarin al ragù, gli antipasti misti, una tuma, una robiola di Roccaverano. Tutti piatti squisiti che mi hanno deliziato tante volte nel mio ristorante di Langa del cuore, Da Felicin a Monforte d’Alba, regno del carissimo Nino Rocca.
Io l’ho abbinato ad una pasta al ragù di carne e a del Grana Padano con affinamento di venti mesi, con grande soddisfazione.
Una grande bottiglia che mi ha reso felice da un lato e un po’ malinconico perché è tanto tempo che non “cammino le vigne” (Veronelli dixit) nella terra dove vorrei riposare quando i potenti Dei mi vorranno chiamare…
Abbinamento musicale






