Il vignaiolo Nicola Manferrari mi ha appena inoltrato un articolo pubblicato su Winemag il 21 febbraio 2026, firmato da Davide Bortone.Il pezzo analizza la situazione critica del vigneto Ronco della Chiesa, di proprietà della cantina Borgo del Tiglio, minacciato dalle operazioni di messa in sicurezza successive alla frana che ha colpito Brazzano di Cormons nel novembre 2025. Il dissesto ha provocato danni ingenti, tra cui la distruzione della cantina e la tragica morte di due persone.
Ronco della Chiesa non è un semplice appezzamento vitato: rappresenta un vigneto storico, identitario per l’azienda e simbolico per la diffusione del Friulano nel mondo. Tuttavia, gli interventi necessari a garantire la stabilità dell’area rischiano di comprometterlo in modo irreversibile. Nicola Manferrari esprime forte preoccupazione sia per i danni già subiti sia per le possibili conseguenze delle future operazioni, che potrebbero condurre alla perdita definitiva del vigneto.
Le autorità locali, pur riconoscendo la priorità della sicurezza pubblica, ribadiscono che il vigneto è qualificato giuridicamente come bene privato e non come monumento, circostanza che limita gli strumenti di tutela straordinaria. Il Consorzio Collio e Confindustria Friuli Venezia Giulia hanno espresso sostegno a Manferrari, auspicando l’individuazione di soluzioni tecniche in grado di salvaguardare il sito viticolo.
L’articolo pone così una questione più ampia: come bilanciare sicurezza e patrimonio vitivinicolo in un’epoca segnata da eventi climatici estremi? Il destino di Ronco della Chiesa potrebbe assumere un valore paradigmatico per l’intera viticoltura italiana.
Interessante, in tal senso, la posizione dell’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier. A Winemag chiarisce che la gestione della situazione rientra nell’ambito della Protezione Civile e che è stata inoltrata al Ministero la richiesta di riconoscimento dell’evento, passaggio che potrebbe attivare ulteriori strumenti di sostegno.
Sul piano giuridico, tuttavia, la linea è netta:
«Il vigneto è un vigneto. È un bene privato. Non un monumento. La legge non consente trattamenti differenziati tra aziende».
La filastrocca del vigneto perduto
La legge è la legge.
Il vigneto è un vigneto.
La legge è la legge.
Il vigneto è un bene privato.
La legge è la legge.
Il vigneto non è un monumento.
Ma, sig. Zannier, per favore, un momento:
la Costituzione italiana è la Costituzione,
l’articolo 9 è l’articolo 9,
e tutela il paesaggio
e il patrimonio culturale della Nazione.
Il vigneto non è un monumento,
no, ma fa parte del paesaggio.
E se nel Collio friulano
piccoli vignaioli
hanno subito gravi danni
per disastri naturali,
aiutiamoli.
La legge è la legge.
La sicurezza prima di tutto.
Va bene.
Ma il buon senso
viene prima di tutto.
Un Merlot da sballo
del Ronco della Chiesa,
una chicca vinicola del Collio,
scomparirà perché
la legge è la legge.
Il vigneto è un bene privato.
Il vigneto non è un monumento.
Ma quanti Ronco della Chiesa
sono sparsi in Italia?
Quanti a rischio di scomparire
per eventi violenti,
scatenati da una natura
ormai indisciplinata, fuori legge?
La legge è la legge.
Il vigneto non è un monumento.
Altrimenti sarebbe sotto tutela
dei beni culturali,
sotto la protezione del Ministro Alessandro Giuli.
Immaginate di possedere una tela del Caravaggio
e che una frana abbia inghiottito la vostra dimora,
dove la tela staziona nel salone,
sotto quattro metri di fango.
Ruspiamo tutta la zona, per la sicurezza.
Ma, Ministro Giuli, la tela del Caravaggio?
La legge è la legge.
La sicurezza prima di tutto.
La tela è un bene privato.
La legge non consente trattamenti differenziati tra tele.
Che sia un Caravaggio,
un Giorgio de Chirico
o un Piero Manzoni,
il trattamento dell’indifferenza
è uguale per tutti.
La legge è la legge.
Il vigneto è un vigneto.
Un Michelangelo Pistoletto è un Pistoletto.
È un bene privato.
Il vigneto non verrà custodito.






