Vino bianco biologico di Carlo Nazareno Dibenedetto
C.da Tafuri, Castellaneta – agricoltura sinergica
Alcol: 11,5% vol.
100% Greco Bianco

foto Humbert
Vino dedicato al botanico e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka, autore de La rivoluzione del filo di paglia, e a Rudolf Steiner, filosofo e teosofo austriaco del XIX secolo, noto per aver elaborato i principi dell’agricoltura biodinamica.
Ma vorrei focalizzarmi su Fukuoka e sul suo metodo agricolo del “non fare”:
non c’è bisogno di arare,
non c’è bisogno di fertilizzare,
non c’è bisogno di fare compost,
non c’è bisogno di usare insetticidi.
Quando ho incontrato la filosofia di Fukuoka, ho pensato di poter elaborare una degustazione senza termini tecnici, senza enfasi descrittiva, senza elucubrazioni enologiche e senza quella sottile ipocrisia giornalistica.
Insomma, un metodo di degustazione del non descrivere: una sorta di wei wu wei (l’azione della non azione), agire senza sforzo, ovvero scrivere senza sforzo.
Passeggiando al Balon, il celebre mercato dell’antiquariato di Torino, ho scavato tra una bancarella sovraccarica di cianfrusaglie e ho trovato un vecchio macinacaffè degli anni ’60/’70.
Esaminandolo, l’ho immediatamente associato al Greco Bianco dell’azienda Archetipo.

Macinacaffè Foto Humbert
La vista ha deciso: il colore del legno, caldo e verniciato, richiama il meraviglioso tono miele-ambrato del vino. La sua forma stretta e rettangolare, le dimensioni minute, il meccanismo semplice e probabilmente ancora funzionante si accordano perfettamente con gli elementi descrittivi classici di una degustazione.
Immediato nei suoi aromi fruttati e vegetali: arancia candita, marmellata di mela cotogna, albicocca secca, erbe essiccate, mallo di noce. Profumi che si rincorrono come gli ingranaggi essenziali della macina.
Arrotolatelo nel palato come la piccola manovella del macina caffè: vi riporterà al mare limpido e lapislazzuli del Salento, ai paesaggi assolati e brulli, alla luce intensa e quasi abbacinante di questa terra emblematica di Puglia.
La struttura è lineare, dritta: un equilibrio armonioso tra acidità ben presente e sapidità integrata. Nessun artificio. Tutto è autoctono, chiaro, netto nell’espressione aromatica. Tutto è immediato. Nessuna sorpresa.
Offre in bocca l’essenziale del Greco Bianco: è avvolgente e di grande bevibilità. Un vino armonico, compiuto nella maturità del frutto e nel suo equilibrio tra freschezza e sapidità.
Questo vecchio macinacaffè probabilmente non lo userò mai: resterà su uno scaffale in cucina.
Anche il vino, come certi oggetti esteticamente necessari, non serve a nulla. Eppure regala piccoli momenti magici che arricchiscono la vita.
Non c’è azione.
Bevo e apprezzo.






