Una serata da Oscar… da Oscar (Mazzoleni)
Gran serata quella di giovedì 24 luglio al ristorante Al Carroponte di Bergamo da poco riaperto dopo un meritato periodo di ferie.
Tra gli ospiti, ai tavoli diversi gruppi di donne (le donne che in compagnia di donne e senza l’ombra di un uomo accanto cenano allegramente e bevendo vino di qualità è un fenomeno sociologico e di costume che meriterebbe attenta considerazione, vero @Dominique Antognoni ? , una coppia, autoironia imperat, di vecchi babbioni che si conoscono solo da anni 50 e che sono dei cultori della sottile arte del cazzeggio..
Uno, il più fascinoso, quello con qualche annetto in più dell’altro e un potere d’acquisto ben più superiore, ama mangiare bene, ma confessa di non sapere granché di vino e ama servire il Prosecco (è pieno di soldi e si ostina a bere Prosecco, che il cielo lo fulmini!) in inguardabili kitsch flute dallo stelo arancione. Il che gli vale automatici cazziatoni da parte dell’amico, che si spaccia, o piuttosto dicono lo sia davvero, per grande esperto di vino, visto che ne scrive, lui allievo di Veronelli e di Nick Belfrage, master of wine scomparso un anno orsono, che anche “il danaroso” ha conosciuto, dal lontano 1982.
Non divaghiamo. Arrivati nel ristorante bagnati fradici perché una fottuta nuvoletta, anzi una serie di nuvolone, si sono scatenate proprio mentre il duo, uscito dall’auto del “danaroso” doveva raggiungere, un centinaio di metri, il locale, vengono accolti dal patron e sommelier Oscar Mazzoleni, uno che di vino e di ristorazione sa il fatto suo ed è approdato in via De Amicis (il posto è, per dare un’idea dietro via Carducci ed è una trasversale di via Ceresoli) dopo esperienze lavorative presso la Suvretta House di St. Moritz (Svizzera), La Lucanda di Osio Sotto (stella Michelin), il Devero Ristorante di Enrico Bartolini e il Ristorante Macelleria Motta di Bellinzago e ha fatto diventare il suo locale Ambasciata Krug.
Il duo viene accompagnato al tavolo da Alan, giovane impeccabile, spiritoso maître di sala e sommelier, che ci servirà (con assoluta professionalità (la classe non è acqua) nel corso della soirée.
Ma presentiamolo il duo: il “danaroso” e Jean Pierre Farhat, libanese di nascita ma da una vita a Bergamo, grossista farmaceutico, noto tombeur de femmes, globetrotter (non c’è praticamente Paese dove non sia stato). Il “non danaroso”, pensionato da 1600 euro al mese, patentato ma senza automobile, gira disinvoltamente con una classica bicicletta all’inglese, rigorosamente senza cambi, ma con cestino anteriore, borse capienti sul portapacchi, contachilometri (tenuta bene grazie all’opera degli amici di Labo bike in via Broseta) è il sottoscritto, tale Franco Ziliani, giornalista dal 1979, divorziato da Eliana dal 2013, “non tombeur de femmes” come Andrea, anche se qualche avventura (da sposato infedele) in giro per l’Italia, ma anche con Claire, una parigina ex modella di Christian Dior e una elegante, temperamentosa signora polacca nata a Varsavia ma residente a Bergamo, Elzbieta, non se l’è fatta mancare. Ora voci di corridoio vogliono che sia innamorato, follemente e per ora a senso unico, ma lui ha fiducia (o è un povero pirla illuso di convincerla a dirgli sì) di una Signora francese, nata in Bourgogne, che vive a Torino, con la quale ha una collaborazione editoriale.
Dunque, torniamo al Carroponte. Il duo Andrea e Franco, si conoscono da 50 anni, dai tempi in cui entrambi frequentavano (con grossi rischi, il caso di Sergio Ramelli docet) la sede di un partito oggi scomparso, in via Locatelli, arrivano al tavolo e dispongono che vengano loro serviti in sequenza, i tre vini che il pensionato ma ancora attivo sul blog Riflesso di vino aveva portato dalla sua epica cantina in quel di Stezzano.
Prima la scelta del menu: Andrea punta su due classici: spaghettoni con gamberi e un filo di peperoncino e polpo su letto di patate, il proletario, ma di destra, sceglie il menu degustazione da 55 euro.
I vini proposti in sequenza sono un Franciacorta millesimato 2020 Dosaggio Zero Federico & Vittoria della piccola, deliziosa azienda agricola Facchetti di Erbusco, che lo Ziliani scoprì grazie alla Signora Varsovita di cui sopra, e di cui scrisse più volte sul compianto blog bollicinaro Lemillebolleblog.
Il Franciacorta scelto, spettacolare, è il Dosaggio Zero 2020 Federico & Vittoria calibrata, finissima, sapida, nervosa il giusto, godibilissimo (nulla da invidiare a fior di Champagne) che è piaciuto molto ad Andrea e a me e ha accompagnato ottimamamente i simpatici amuse-bouche che ci sono stati serviti…
Poi, quando il gioco si fa duro, a si passa ai primi, è la volta di un bianco fermo, posso dirlo, forse il migliore vino bianco pugliese, ovvero il Gravina Doc 2024 (cuvée di Malvasia bianca, Greco e Fiano – aromatico? -) di Botromagno, ovvero il mio vecchio amico, ex avvocato ed ex forza italiota, purtroppo per lui ancora milanista nonostante essendo nato a Milano dovrebbe essere interista come Andrea e me (forza Mourinho!)
Gran bel vino, pieno, grasso, succoso ma fresco di notevole complessità e personalità (a bicchiere nero non penseresti mai trattarsi di un Puer Apuliae wine, ma lo scambieresti per un trentino o friulano) su cui ritornerò, su questo blog (a proposito: a ottobre, dopo Vino al vino e Lemillebolleblog lamcerò il mio nuovo wine blog che si chiamerà….) quando avrò provato anche la Verdeca.
E infine, vino che riscuoterà ammirata approvazione anche da parte di quattro deliziose clienti svizzere, di Losanna, una anche wine writer, al tavolo accanto al nostro al quale il sottoscritto, grazie al suo impeccabile francese e al suo indubbio charme (quando parlo francese mi tramuto (quasi) in Alain Delon o Yves Montand) si è accostato proponendo di farlo assaggiare….
A me una delle quattro piaceva anche, ma poiché sono già innamorato, perdutamente, di una dolcissima, elegante, colta, raffinata (e un po’ freddina nei miei confronti, hélas!) Signora francese, mi sono astenuto dal vedere di continuare la chiacchierata su Lagrein, vini della Basilicata, Barolo in luogo più intimo e confortevole… Mannaggia alla fedeltà…
Beh, smettiamola di divagare e torniamo sul pezzo. Il vino che ha dominato la serata è stato indubbiamente questo, il Roero Riserva Mompisssano 2021 di Cà Rossa, già proprietà, ora di recente sono entrati anche soci guidati dal commercialista milanese Fabio Rusconi e dal vercellese Stefano Donna, del simpaticissimo (ha una risata inconfondibile) Angelo Ferrio.

foto ziliani Mompissano
Da uve Nebbiolo poste in Canale d’Alba a 300-350 metri di altezza su terreno argilloso calcare con bassa percentuale di sabbia, affinamento non nella nefanda barrique bensè in botti di rovere di Slavonia, seguito da assemblaggio in acciaio, il Mompissano, una delle Menzione Geografiche Aggiuntive del territorio Roero, ci ha conquistato per la sua armoniosa eleganza, les tannins souples (scusate, mi sembrava ancora di parlare con la deliziosa collega elvetica) i profumi inconfondibilmente nebbiolosi di rosa, cioccolato, lampone, la sua tessitura vellutata, anzi setosa (sembrava la pelle di Elzbieta quando la accarezzavo nell’intimità di camera sua…).
Lo posso dire, anzi, lo dico, che questa Roero riserva fa la barba, in materia di eleganza, a fiori di Barbaresco e persino di Barolo?
E bravo Angelo Ferrio! Quand’è che mi offri ancora una cena all’Enoteca del Roero di Canale dal fascinoso Davide Palluda?
Accompagnamento musicale: Beethoven Sonata per pianoforte n°29 op. 106 al pianoforte la russa Valentina Lisitsa







Vorrei esprimerle la mia genuina felicità nel saperla nuovamente “in pista”, egregio dottor Ziliani.
Avevo perso le sue tracce subito dopo l’affaire “Magra stinca” con tutto il suo imbarazzante seguito.
Finalmente ritrovo qualcuno con cui confrontarmi (indirettamente, sia chiaro…) nei miei sempre più sparuti assaggi enoici.
Un saluto,
Alessio