Talvolta stappare una vecchia bottiglia di vino non significa solo togliere con mille attenzioni il tappo di sughero dal collo, ma vuol dire stappare, lasciare che vengano in superficie, mille emozioni.
E’ proprio quello che mi è successo qualche giorno fa quando ho trovato in cantina e poi portato a casa, perché raggiungesse l’ideale temperatura, una vecchia annata, la 2004 (22 anni di età) del secondo vino di un’azienda che porto e porterò sempre nel mio cuore, la Tenuta San Leonardo di Borghetto all’Adige vicino ad Avio, in Vallagarina, in provincia di Trento.
Uno dei posti più belli, pieni di fascino e di storia millenaria, che abbia visitato nel mio lungo itinerario di cronista del vino.
La tenuta consta di 300 ettari di cui una trentina vitati ed è come uno Château bordolese in terra trentina, come notò molti anni fa, quando lo invitai per una visita, il grande giornalista e professore universitario francese (oggi scomparso) Pierre Casamayor.
Il dominus, il Gran Signore (in tutti i sensi) di questa tenuta meravigliosa, che ho visitato tante volte e che conoscevo così bene che fui io a scrivere i testi del suo primo sito Internet, quasi 30 anni orsono, è e sarà sempre (anche se oggi è affiancato dal figlio Anselmo), il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, una delle persone più eleganti e ricche di stile che abbia mai incontrato.
Oggi l’azienda produce molti vini (a mio avviso troppi e svariati non in linea con la storia del territorio e sicuramente voluti dal marchese figlio, non dal Padre…), rossi ovviamente, ma anche bianchi, rosati e metodo classico.
Un tempo, proprio come nelle grandi storiche tenute bordolesi, erano due soli, il San Leonardo, un Merlot denominato Terre di San Leonardo, cui si é aggiunto poi il vino che ho stappato emozionandomi, il Villa Gresti, un uvaggio dove accanto al Merlot, dominante, ci sono quote di Carmenère e Cabernet Sauvignon, che variano secondo le annate e secondo le scelte del loro bravo enologo consulente (dal 2001, prima ci fu il famoso Giacomo Tachis) Carlo “Baffo” Ferrini.
Vino prodotto “à la française” con macerazione in vasche di cemento e affinamento di 18 mesi in tonneaux di rovere francese seguito da un riposo di 18 altri mesi in cantina.

Foto Ziliani
Un vino atto ad invecchiare, dice l’attuale scheda tecnica, e come ha dimostrato il mio assaggio, quando l’ho abbinamento (un vero mariage d’amour) con dei bocconcini di cervo con polenta e del Branzi d’alpeggio (non avevo purtroppo il famoso Puzzone di Moena…).
Un gran bel vino, il marchese Carlo ha una formazione da enologo maturata in Svizzera, un vino di gran classe, proprio come lui…
Colore rubino violaceo intenso, brillante, luminoso, sviluppa un bouquet intrigante e complesso dove dominano le note di more di rovo, prugna, menta, eucalipto, con sfumature di cioccolato, liquirizia nera, ginepro, cuoio e tabacco.
Bocca ampia, larga, piena, terrosa, di grande impegno ma fresca, ravvivata da una perfetta acidità, persistenza lunghissima e un retrogusto che richiama ancora la mora, la prugna, un leggero accenno di funghi secchi.
Un vino importante la cui annata più recente, credo sia la 2022, costa intorno ai 30 euro.
Caro Marchese Carlo, che dirle se non rinnovarle i sensi della mia profonda stima e gratitudine per la simpatia e considerazione che ha sempre dimostrato nei miei confronti e augurarle tutto il meglio? Chapeau Signore di San Leonardo!
Abbinamento musicale
Mozart Serenata per fiati K 375






