Ha proprio ragione una persona a me cara, che non vuole essere nominata nei miei articoli, quando sostiene che il Barbaresco è più morbido e più adatto ad un palato femminile di Re Barolo. Hanno anche ragione le persone che affermano che il Barbaresco, quando è buono, (ovvero espressione di grandi vigneti e frutto di un paziente lavoro in vigna e in cantina fatto da persone capaci), non ha nulla da invidiare al Barolo. Non è un “fratello minore” come per anni stupidamente si è detto, ma solo un’altra grande espressione di questo superbo vitigno.
Io che sono un “barolodipendente” e che amo il Re dei vini base Nebbiolo (con tutto il rispetto per i grandi vini eroici base Chiavennasca della Valtellina e per quelli, buonissimi, dell’Alto Piemonte) sopra ogni altro (Champagne e Chateauneuf du Pape e Gevrey Chambertin a parte), devo riconoscere che di fronte a questo Barbaresco Cà Grossa 2002 prodotto dalla Cantina Michele Mascarello & figli di La Morra mi sono inchinato, tanto mi è piaciuto.
Tempo fa avevo già scritto dell’Alta Langa Rosé Brut della stessa cantina.

Foto Ziliani
Espressione di un vigneto posto nel comune di Neive viene prodotto con una macerazione di 20-25 giorni a temperatura controllata compresa tra 25 e 28°C con rimontaggi in vasche di acciaio inox. Svinatura a fine fermentazione alcolica e successiva fermentazione malolattica, svolta anch’essa in acciaio.
Il vino viene affinato nelle botti di rovere per un periodo minimo di due anni.
Un Barbaresco che definirei di stile tradizionale, proprio come piace a me.
Colore rubino granato luminoso, naso molto fresco e vivo, con note di lampone, ribes rosso, agrumi, erbe aromatiche, cacao e persino una sfumatura che ricorda l’anguria in evidenza.
Al palato é ampio, morbido, caldo, avvolgente, con tannini soffici e terrosi, grande persistenza, perfetta corrispondenza naso-bocca e una grande piacevolezza.
Una bellissima scoperta questo Barbaresco, che entra nel mio Gotha personale dei Barbaresco insieme a quelli di Bruno Giacosa, Cascina Luisin, Cortese, Cascina delle Rose, Rizzi, Poderi Colla, Serafino Rivella, Castello di Verduno e Produttori del Barbaresco. E, anche se i suoi vini sono troppo cari e spesso in passato li ho discussi, i Barbaresco di Monsù Angelo Gaja.
Ve lo consiglio caldamente, come tutti i vini di questa cantina.
In conclusione, applausi a quest’altro Mascarello, che avrà sempre un posto nel mio cuore (e spero anche nella mia cantina…) accanto a Mauro Mascarello (Giuseppe Mascarello con cantina a Monchiero) e a Bartolo Mascarello (e anche se non lo merita a sua figlia Maria Teresa…)
Abbinamento musicale
Mozart Concerto per pianoforte e orchestra n°20 K 466 solista Maria Joao Pires






