Gambai 2024 – Braccia Rese, Busca (CN)
Vino naturale italiano prodotto in Piemonte
Vitigno: 100% Merlot
Alcol: 13%
Io lo soprannomino, provocatoriamente, un vino “fai da te”.
Perché?
All’apertura, la bottiglia – priva di capsula e con tappo in silicone – mi accoglie con un odore deciso di fermentazione, accompagnato da una marcata nota animale, che mi ricorda quella del cavallo bagnato.
Aspetto. Lascio che il vino si apra, sperando che il primo impatto lasci spazio ad altre espressioni aromatiche. Ma l’odore rimane persistente e impedisce quasi completamente di percepire il resto del profilo olfattivo.
Al primo sorso il vino si presenta leggermente frizzante, corposo, con tannini rugosi e una trama gustativa piuttosto ruvida. La frutta non riesce a emergere.
Non riesco a capire questo vino, né, almeno in quel momento, ciò che il vignaiolo vuole raccontare attraverso di esso.
Il vino naturale può essere una scelta stilistica precisa, e non ho nulla contro le sue espressioni più autentiche e lontane dagli schemi convenzionali. Ma, a mio parere, deve comunque rimanere un vino leggibile e soprattutto bevibile.
Qui invece dominano inizialmente odori animali e di cantina, insieme a sensazioni che richiamano l’humus, la terra densa e bagnata. È un vino rugoso, burbero, quasi antipatico. Difficile da decifrare, persino ambivalente.
La sua leggera frizzantezza contribuisce a rendere ancora più singolare l’impressione iniziale: per un momento potrebbe far pensare a un vino novello o a una vinificazione ancora in movimento, ma non è questa la sua natura.
Decido quindi di non arrendermi e lascio la bottiglia una notte in frigorifero.

Foto Humbert
L’indomani il vino è cambiato.
Gli aromi più animali e sgradevoli si sono attenuati e finalmente compare una nota di frutta, accompagnata da una componente vegetale. Anche la frizzantezza è quasi completamente scomparsa.
Lo servo a circa 12 °C, temperatura alla quale riesce a esprimersi meglio. A temperature superiori, personalmente, faccio molta più fatica a berlo.
Anche in bocca si è ammorbidito. Rimane tuttavia un vino di non facile approccio.
La sensazione di cantina è quasi scomparsa, mentre sul finale compare un leggero retrogusto che mi ricorda la lacca, nota che non trovo particolarmente piacevole.
Non avrei probabilmente scritto nulla su questo vino se non fosse per un elemento che, a mio avviso, merita di essere considerato: il prezzo al pubblico, superiore ai 20 euro.
Ed è proprio qui che nasce la mia perplessità.
Lo definisco un vino “fai da te” perché, per arrivare a comprenderlo, ho dovuto provarlo più volte, aspettare, modificarne la temperatura di servizio e lasciargli una notte per attenuare alcune delle sue espressioni gustative e olfattive più irruenti.
Non so se il problema sia semplicemente che non apprezzo abbastanza questo tipo di vini naturali. È possibile.
Quando si è abituati a degustare certi Merlot del Friuli o di Bordeaux, si costruiscono inevitabilmente alcuni parametri di riferimento: pulizia aromatica, equilibrio, definizione del frutto, armonia tra le diverse componenti. Un Merlot come questo mette in discussione quei parametri e obbliga a cambiare prospettiva.
Ho torto o ho ragione? Non lo so.
Del resto, tous les goûts sont dans la nature.
In questo caso, sono certa che qualcuno troverà proprio in queste caratteristiche il fascino del Gambai 2024. E me lo auguro: un vino che divide, in fondo, è anche un vino che fa discutere.
Io, però, questa volta, non sono riuscita ad amarlo.






