Si sa, con il marketing si fa di tutto per vendere qualunque cosa a qualunque prezzo. Il 5 settembre 2026, in Occitania, nel Sud-Ovest della Francia, i vignaioli di Caramany hanno organizzato la loro prima vendemmia “naturista”. La prenotazione era obbligatoria e il costo era di 10 euro a persona. La quota comprendeva una giornata a raccogliere l’uva nel vestito di Adamo, la colazione e il pranzo con salsiccia catalana.
Il 3 settembre c’erano già 35 iscritti!
Comunque, l’idea non era nuova: anche in altre zone vinicole francesi, come l’Auvergne, erano già stati organizzati eventi simili dedicati ai naturisti.
Arnaud Delonca, il presidente della cooperativa di Caramany, nei Pirenei Orientali, aveva promesso che avrebbe partecipato anche lui, incoraggiando gli altri vignaioli della cooperativa a “spogliarsi”.
Qualche giorno dopo l’evento sono andata a sbirciare sui social e ho trovato un breve video: uomini nudi, con cappellino, occhiali e brenta sulle spalle, camminavano in mezzo alle vigne sotto un sole a spaccare le pietre. Si vedeva qualche pezzo di sedere e, qua e là, anche qualche parte più intima, il tutto in mezzo alle foglie vigorose delle vigne di Syrah.
Una donna partecipava alla raccolta, ma era vestita dalla testa ai piedi e sembrava persino un po’ imbarazzata.
Mi sono immaginata la stessa scena sulle colline delle Langhe, dove chiese e chiesette impartiscono da secoli la loro benedizione al grande Nebbiolo. Anzi, probabilmente una vendemmia del genere non verrebbe nemmeno concessa: siamo nel cuore di un paesaggio patrimonio dell’UNESCO.
Insomma, un po’ di decenza!
Come dicono in Piemonte: «La vërgògna as campa mach vìa na vòlta».
Chissà quanti colpi di sole sulle chiappe — e magari in posti ancora più delicati — si saranno presi i nostri impudichi vendemmiatori.
Questa idea così particolare serviva, naturalmente, a promuovere i vini di Caramany.
Ma era proprio necessario?
Volevano forse conquistare una nicchia di mercato, quella dei naturisti? Ma quanto può essere grande?
Oppure volevano ricordarci che Bacco, dio del vino, era circondato da Satiri e Sileni, creature decisamente poco inclini al pudore? Forse i nostri vendemmiatori, dopo aver raccolto l’uva e bevuto qualche bicchiere di vino, avrebbero potuto acquisire anche loro una conoscenza segreta e profetica e svelarci il futuro delle vendite dei vini di Caramany?
Chissà.
Del resto, quante immagini irreali e kitsch il marketing del vino ci ha regalato negli ultimi decenni.
Donne seminude distese su un letto con una bottiglia di spumante tra le braccia; giovani coppie al tramonto che, bicchiere in mano, si guardano languidamente negli occhi; grandi tavolate di amici belli, felici e sorridenti sotto un gazebo, intenti a trincare come se non avessero altro problema al mondo.
E adesso anche la vendemmia nudi.
Ma noi consumatori abbiamo davvero bisogno di tutte queste immagini per comprare una bottiglia di vino?
Sinceramente: ma ci prendete per le “pecore di Panurge”?






