Sabato mattina, prestissimo, mi alzo e percorro l’autostrada Autostrada A21 Torino-Piacenza da Torino verso Asti. La nebbia è fitta, densa come una tazza di latte appena schiumato. Perdo quasi l’uscita Asti Est, ma per fortuna intravedo all’ultimo momento la scritta dipinta sull’asfalto. Prendo la direzione Alba, imboccando la strada statale del Turchino.
Dopo Isola d’Asti, in cima alla collina, si apre una visione: lo sguardo abbraccia un microcosmo ondulato tra il verde delle vigne e il grigio chiaro di un cielo finalmente rasserenato dopo ore di pioggia.
I fondovalle sono ancora invisibili, nascosti dalla nebbia. Non è forse un caso che il vitigno emblematico delle Langhe sia proprio il Nebbiolo: un nome che porta dentro di sé il suo paesaggio. Sta divinamente bene nella nebbia, oppure, dopo secoli, si è semplicemente adattato al suo habitat naturale.
Dopo una giornata impegnativa trascorsa a ristrutturare il mio futuro alloggio, decido di stappare qualcosa di anacronistico: dei Crémant francesi. Non mi hanno mai entusiasmata particolarmente, ma volevo rimettere in discussione i miei pregiudizi.
Comincio con un Crémant de Bourgogne rosé brut “Perle d’Aurore” di Louis Bouillot, prodotto in una regione vinicola che apprezzo molto: la Borgogna.

Louis Bouillot Crémant rosé Foto Humbert
L’assemblaggio è composto da tre vitigni: Pinot Noir, Chardonnay e Gamay.
Poiché l’aurora, evocata dal nome del vino, l’avevo contemplata poche ore prima, la scelta aveva anche un valore simbolico.
Verso il vino nel calice e una schiuma intensa e abbondante ne riempie immediatamente la superficie. Il colore è un rosé delicato, con lievi riflessi ramati. Le bollicine, inizialmente numerose, appaiono di media dimensione.
Al naso, però, non trovo ciò che speravo: emerge un marcato sentore di fermentazione, quasi di lieviti, che copre ogni possibile nota floreale o fruttata.
In bocca il vino si presenta irruento, poco delicato; le bolle si dissolvono rapidamente e lascia una sensazione amarognola sul finale. Non presenta difetti evidenti, ma conferma una mia impressione consolidata: i Crémant non riescono a conquistarmi. Li percepisco poco evoluti, troppo immediati, quasi spigolosi.

Bestheim Crémant d’Alsace Brut Rosé-Foto Humbert
Un po’ frustrata, apro allora un Crémant d’Alsace brut rosé di Bestheim, ottenuto da Pinot Noir.
Il colore è decisamente più invitante: un salmone intenso, tendente al corallo. I profumi di lampone e fragolina di bosco emergono immediatamente. La schiuma è abbondante e le bollicine, pur numerose, risultano piuttosto fini.
Permane quel lieve sentore di fermentazione che, a mio avviso, rappresenta quasi una firma stilistica dei Crémant. È un vino da aperitivo: conviviale, semplice, immediato. Non a caso ha ottenuto la medaglia d’oro al Concours des Crémants 2024.
Forse avrei preferito degustare il loro Crémant d’Alsace Solera Extra Brut, a base di Pinot Blanc. Ma vivendo in Piemonte, terra di Alta Langa DOCG, sono ormai abituata a spumanti che sanno lasciare un ricordo più profondo e appagante.
Lascio quindi i Crémant ai loro estimatori più fedeli e torno, con rinnovata convinzione, agli spumanti italiani.






