Toscana IGT 2019
Pinot Grigio 50%, Riesling 40%, Manzoni Bianco 10%
Alcol: 13%Sistemando la mia cantinetta, ho pescato una bottiglia che avevo quasi dimenticato:

foto Humbert
La giornata è calda. Dopo qualche ora in frigorifero, porto il vino intorno agli 8 °C e inizio la degustazione.
Appena versato nel bicchiere, il vino sembra voler uscire dalla sua dimensione liquida. Al naso arriva un soffio intenso e delicato di fiori bianchi, biancospino e acacia, seguito da profumi di frutta fresca: mela, pesca, agrumi. Sul fondo compare una lieve nota speziata, quasi vanigliata.
In bocca il vino cambia registro. È caldo, ma attraversato da una bella acidità che ne sostiene la beva. La sensazione minerale è delicata, non invadente, e accompagna un finale piacevolmente persistente.
La scelta dei tre vitigni appare particolarmente riuscita. Il Pinot Grigio contribuisce alla struttura e alla morbidezza, il Riesling porta freschezza e tensione aromatica, mentre il Manzoni Bianco sembra intervenire come elemento di raccordo, aggiungendo complessità. Il risultato è un vino armonioso, fresco senza essere esile, morbido senza diventare pesante, con una piacevole traccia minerale.
Ma mentre lo bevo mi accade qualcosa che, durante una degustazione, capita talvolta: il vino smette di essere soltanto un insieme di profumi, sapori e sensazioni tattili e si trasforma in un’immagine.
Penso alla Madonna del Roseto di Stefano Di Giovanni Da Verona, dipinta intorno al 1430.
Il dipinto è immerso in un fondo d’oro caldo e prezioso. Davanti a questo oro, una Madonna con il Bambino occupa il centro della composizione, circondata da una straordinaria quantità di fiori, foglie, animali e piccoli dettagli.
È una pittura che sembra voler racchiudere un intero giardino in uno spazio impossibilmente piccolo.
Ed è proprio questa sensazione che ritrovo nel bicchiere.
L’oro del fondo diventa la componente calda e avvolgente del vino.
I fiori e la vegetazione che circondano la Madonna diventano i suoi profumi: biancospino, acacia, mela, pesca, agrumi. Una moltitudine di sensazioni che non si presentano tutte contemporaneamente, ma sembrano emergere una dopo l’altra, come piccoli dettagli che l’occhio scopre lentamente nel dipinto.
Al centro, la Madonna con il Bambino.
La sua presenza composta e generosa mi ricorda la piacevolezza del vino, quella sua capacità di non imporsi, ma di accogliere. È un vino che non pretende attenzione: la conquista attraverso l’equilibrio.
Poi ci sono gli angeli, con le ali dai riflessi dorati e blu, e gli uccelli che popolano il giardino. Ho provato persino a identificarli uno per uno: due pavoni, una faraona, alcuni pettirossi, una beccaccia, forse degli ortolani. Alcune identificazioni rimangono necessariamente ipotetiche, ma poco importa.
In quel momento non sto più cercando di riconoscere gli aromi.
Li sto guardando.
La degustazione diventa quasi pittorica: gli aromi sono colori, la freschezza è una luce, la mineralità una sfumatura più fredda che attraversa il quadro, mentre la componente alcolica e la morbidezza sono racchiuse nell’oro caldo che avvolge la scena.
E poi c’è l’acqua.
La fontana gotica introduce nella scena un elemento di movimento e di continuità. È forse qui che ritrovo la persistenza del vino, quella sensazione che rimane sul palato ancora per qualche istante.
Forse è questa la curiosa congiura di questo vino: riunire tre vitigni diversi e trasformarli in un’unica immagine sensoriale.
Congiura è un vino di ottima bevibilità, piacevole e versatile. Lo vedrei bene accanto a un aspic di pollo, a un risotto oppure a una pasta ai frutti di mare.
Ma, forse per la mia parte francese, lo proverei volentieri anche con un filet de sandre au beurre blanc, il lucioperca servito con la classica salsa francese al burro bianco. La lieve sensazione burrosa che emerge nel finale del vino potrebbe incontrare molto bene la morbidezza della salsa, mentre l’acidità avrebbe il compito di ripulire il palato.
Alla fine, però, rimane il quadro.
E rimane la strana impressione che, per qualche minuto, nel bicchiere non ci fosse soltanto un vino, ma un piccolo giardino del Quattrocento.






