Diciamolo senza problemi: la Langa fa miracoli. In questa terra benedetta da Bacco non solo il Nebbiolo si esprime al suo meglio diventando Barolo, Barbaresco, Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo, e da uve autoctone Dolcetto, Barbera, Freisa, Grignolino, Arneis, Moscato, nascono vini del territorio di assoluta piacevolezza.
In Langa anche svariati vitigni non autoctoni offrono risultati sorprendenti. Parlo di Chardonnay, Sauvignon, Riesling Renano, Syrah (vero Giacolino?) e del difficile, fantastico, meraviglioso Pinot noir – Pinot nero.
La prova di questo perfetto adattamento del vitigno borgognone nella landa barolesca l’ho avuta qualche giorno fa stappando una vecchia annata, il 2018, del Piemonte Pinot nero opera di uno dei più grandi moscatisti, Paolo Saracco da Castiglione Tinella.
Un Pinot nero dalla eleganza borgognona e dal carattere inconfondibilmente langhetto.
Paolo Saracco mi ha raccontato di aver piantato il suo Pinot nero (perché i vini espressione di questo vitigno, soprattutto quelli della Bourgogne, gli piacciono molto) nel 1999 e la prima annata fu quella 2003. Un solo ettaro, a 400 metri di altezza, su terreni calcarei – sabbiosi, da cloni borgognoni, in una terra che solitamente accoglieva impianti di Moscato.
Voleva essere una sua personale interpretazione del Pinot nero in terra piemontese.
Il vino, che inizialmente aveva faticato ad imporsi commercialmente (alcuni erano scettici sulla possibilità di ottenere un grande vino) poi, piano piano, si è fatto conoscere ed è piaciuto e oggi da un ettaro Paolo Saracco è passato a 4 ettari a Pinot nero, posti nelle zone più alte.
Paolo Saracco tiene a sottolineare che si tratta di una sua personale lettura del grande vitigno francese e il prezzo di vendita, intorno al 15 euro su scaffale in enoteca, non sono certo da Bourgogne.
Il 2025 è imbottigliato da poco e verrà pronto il prossimo anno, forse per Pasqua.
Ma ritorniamo al mio 2018, che così tanto mi è piaciuto da convincermi a scriverne (sperando che Paolo gradisca il mio articolo e magari mi mandi un paio di bottiglie dei suoi strepitosi Moscato d’Asti…).

Foto Franco Ziliani
Colore rubino brillante luminoso e un naso veramente piacevole e intrigante: note di lamponi, sottobosco, un accenno di erbe aromatiche e di marasche, ancora molto fresco e vivo nonostante i suoi 8 anni ben portati.
L’attacco in bocca è vivo, con un bell’allungo e il vino si distende ampio e carnoso, con grande pienezza di sapore, lunga persistenza e assoluta piacevolezza.
Un Pinot nero giocato su armonia e dolcezza di espressione, non sulla potenza. Un bel vino, come ho già detto, dalla eleganza da Bourgogne e dal carattere orgogliosamente e dichiaratamente langhetto.
Evviva!
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