Azienda Agricola Librandi Cirò Marina KR – IGT Calabria Magno Megonio 2023
Devo confessare che ero emozionato quando a Pasqua mentre ero a tavola alla simpatica e ospitale Trattoria del Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano gestita dall’ex vigile del fuoco Gianni Cisotto, ho bevuto il primo sorso di un vino che ho visto nascere, tanti anni fa, vicino a Cirò Marina, nella Tenuta Rosaneti dell’indimenticabile amico Nicodemo Librandi. Lo conobbi 29 anni fa, nel 1994, quando insieme alle mie adorate Eliana (ex moglie) e Valentina (nostra figlia, 40enne copywriter) scendemmo in auto in Puglia e poi in Calabria per visitare tutte le aziende di cui era consulente il grandissimo enologo pugliese Severino Garofano.
Nicodemo Librandi era (oggi è scomparso e conducono l’azienda i figli Raffaele e Paolo) il più grande produttore calabrese.
Ha aperto la strada alla new wave cirotana, Sergio Arcuri, Francesco de Franco (A Vita), Calabretta, ecc. Vini come il Duca San Felice Riserva, esaltazione della grandezza dell’uva Gaglioppo, il Gravello, il Passito Le Passule, il Rosato Terre Lontane, i Cirò, bianco, rosato e rosso, mi hanno fatto sognare e ho scritto vari articoli su di loro…
Però Nicodemo era uno sperimentatore e in un posto magnifico, che sarebbe diventata la Tenuta Rosaneti, dove non c’era ombra di una vigna, ma solo pomodori e angurie, volle piantare con la collaborazione del grande enologo Donato Lanati e del suo braccio destra Dora Marchi (ex allieva di Giacomo Tachis) nuove vigne recuperando vecchie varietà autoctone come il Magliocco, il Mantonico, il Nerello Cappuccio... E dopo microvinificazioni, prove e controprove (che io avevo la fortuna di assaggiare…) nacque la prima annata di Magno Megonio!
Il vino mi conquistò fin dalla prima uscita con il bouquet caratteristico e unico, un mix di peperoni gialli grigliati, pepe nero, ginepro, macchia mediterranea, more di rovo e sale, visto che i vigneti non distavano che pochi chilometri dal mar Ionio…
E questo bouquet ho ritrovato, tra le lacrime, bevendolo a Pasqua e inviando messaggi via WhatsApp al figlio Paolo che tanto gentilmente mi aveva inviato a casa dei campioni…
Colore rubino violaceo intenso, grasso nel bicchiere (purtroppo non un bicchiere come quelli professionali di Riedel che ho a casa…).
Bocca larga, piena, succosa, carnosa, direi quasi sensuale, tannini morbidi, persistenza lunghissima, estrema piacevolezza.
Unico neo del vino l’etichetta, moderna e un po’ anonima. Ho detto a Paolo di recuperare la vecchia, disegnata da Severino Garofano.
Un vino capolavoro, una perla delle viticoltura ed enologia calabrese e di tutto il Sud.
Chapeau!
Spero di tornare presto, prima che sia troppo tardi, a Cirò Marina, a riabbracciare Vincenza, la moglie di Nicodemo (grandissima cuoca) Paolo e Raffaele. E ricordando quei giorni, quelle persone dal cuore grande, e tanto ospitali.
Ascolto la musica di un altro grande calabrese, il cantautore (morto anche lui…) Pino Mango, la sua Mediterraneo, Oro, La Rondine, Amore per te…Bella d’Estate…
E sognando l’acqua meravigliosa di quel mare…Abbinamento gastronomico ideale: Nduja, sardella con cipolla di Tropea con pane casareccio, melanzane alla parmigiana, pasticcio di pesce azzurro al forno.
Nicodemo Librandi era (oggi è scomparso e conducono l’azienda i figli Raffaele e Paolo) il più grande produttore calabrese.
Ha aperto la strada alla new wave cirotana, Sergio Arcuri, Francesco de Franco (A Vita), Calabretta, ecc. Vini come il Duca San Felice Riserva, esaltazione della grandezza dell’uva Gaglioppo, il Gravello, il Passito Le Passule, il Rosato Terre Lontane, i Cirò, bianco, rosato e rosso, mi hanno fatto sognare e ho scritto vari articoli su di loro…
Però Nicodemo era uno sperimentatore e in un posto magnifico, che sarebbe diventata la Tenuta Rosaneti, dove non c’era ombra di una vigna, ma solo pomodori e angurie, volle piantare con la collaborazione del grande enologo Donato Lanati e del suo braccio destra Dora Marchi (ex allieva di Giacomo Tachis) nuove vigne recuperando vecchie varietà autoctone come il Magliocco, il Mantonico, il Nerello Cappuccio... E dopo microvinificazioni, prove e controprove (che io avevo la fortuna di assaggiare…) nacque la prima annata di Magno Megonio!
Il vino mi conquistò fin dalla prima uscita con il bouquet caratteristico e unico, un mix di peperoni gialli grigliati, pepe nero, ginepro, macchia mediterranea, more di rovo e sale, visto che i vigneti non distavano che pochi chilometri dal mar Ionio…
E questo bouquet ho ritrovato, tra le lacrime, bevendolo a Pasqua e inviando messaggi via WhatsApp al figlio Paolo che tanto gentilmente mi aveva inviato a casa dei campioni…

Colore rubino violaceo intenso, grasso nel bicchiere (purtroppo non un bicchiere come quelli professionali di Riedel che ho a casa…).
Bocca larga, piena, succosa, carnosa, direi quasi sensuale, tannini morbidi, persistenza lunghissima, estrema piacevolezza.
Unico neo del vino l’etichetta, moderna e un po’ anonima. Ho detto a Paolo di recuperare la vecchia, disegnata da Severino Garofano.
Un vino capolavoro, una perla delle viticoltura ed enologia calabrese e di tutto il Sud.
Chapeau!
Spero di tornare presto, prima che sia troppo tardi, a Cirò Marina, a riabbracciare Vincenza, la moglie di Nicodemo (grandissima cuoca) Paolo e Raffaele. E ricordando quei giorni, quelle persone dal cuore grande, e tanto ospitali.
Ascolto la musica di un altro grande calabrese, il cantautore (morto anche lui…) Pino Mango, la sua Mediterraneo, Oro, La Rondine, Amore per te…Bella d’Estate…
E sognando l’acqua meravigliosa di quel mare…Abbinamento gastronomico ideale: Nduja, sardella con cipolla di Tropea con pane casareccio, melanzane alla parmigiana, pasticcio di pesce azzurro al forno.







viva Franco
un appunto: Pino Mango è Lucano