Da quanti anni conosco Aldo e Milena Vajra, produttori di Barolo e altri ottimi vini in quel di Vergne, deliziosa piccola frazione che sovrasta Barolo?
A spanne direi quasi una trentina e ho perso il conto di quante volte sono stato in cantina (di fronte c’è un piccolo ristorante che amavo, il Buon Padre e una botteguccia dove compravo ottimi grissini stirati, pane, paste di meliga) da loro, una volta anche con la mia adorata ex moglie Eliana e con nostra figlia Valentina, classe 1985 come il primogenito dei Vajra, Giuseppe (ora padre di ben quattro figli) per un compleanno di Aldo.
Ho scritto, sul mio antico sito Internet Wine Report, sui blog Vino al vino e Lemillebolleblog, tanti articoli sui loro vini, sul Langhe Doc Freisa Kyé, sul Dolcetto d’Alba Coste e Fossati (uno dei miei Dolcetto preferiti), sul vino rosato Rosabella, sul Riesling Pietralcine (insieme all’Herzu di Sergio Germano uno dei migliori Riesling non solo piemontesi ma italiani), sulla loro Barbera d’Alba, sul fantastico Moscato d’Asti, sul metodo classico Rosé Nostra Signora della Neve, sul Barolo Bricco delle Viole.
Eravamo molto amici poi, per i casi della vita, ci siamo persi un po’ per strada e non abbiamo più comunicato (eufemismo). Insomma, io, che pure li rispetto molto e rispetto, da laico quale sono, la loro dichiarata, esplicita, religiosità, ma una loro risposta (secondo me offensiva) a un mio messaggio un po’ disperato in un momento molto difficile della mia vita mi aveva indotto a mettere una croce sopra su di loro.
Poi, i casi della vita, o meglio, della cantina, mi hanno fatto trovare un paio di loro bottiglie, Moscato d’Asti e Riesling, con qualche anno di invecchiamento, le ho aperte e: meraviglia!
Non ho potuto esimermi dallo scriverne, entusiasticamente, e piano piano, timidamente, con qualche reciproca esitazione e cautela, sono ripresi i contatti.
Una prima telefonata, poi una seconda, le domande sui nostri figli, sul nostro lavoro, discorsi sulla nostra amata Langa, e, anche se non so se i rapporti potranno tornare quelli di un tempo e se tornerò a trovarli in cantina quando a settembre finalmente riabbraccerò le colline tanto amate e rivedrò Mauro, Roberto, Fabio, Enzo, Sergio, Alfio, Maria Teresa, Marta, Tiziana, Luca, il mio ristoratore del cuore, ovvero Nino Rocca Felicin, ma, siamo nelle mani degli Dei (di Dio direbbero loro) e quindi non escludo nulla.
Per questo motivo quando qualche giorno fa, trovandomi nella bellissima Enoteca Rotta vini di viale Vittorio Emanuele angolo via Locatelli a Bergamo, ho avvistato sullo scaffale il loro “Barolo base”, Albe, prezzo di poco inferiore ai 40 euro, ho pensato che fosse il caso di acquistarlo.
L’ho lasciato in stand by qualche giorno poi sabato sera l’ho aperto e sono rimasto … felice.
Felice di aver trovato un Barolo come piace a me, giocato sull’eleganza e non sulla potenza, vinificato e affinato in botte grande e non in barrique (no barrique no Berlusconi diceva il grande Bartolo Mascarello).

foto Ziliani
Un bel Barolo da sorseggiare lentamente da osservare con il suo bel colore rubino granato, splendente, luminoso, da “snasare” con i suoi profumi di terra, viole, lamponi, foglie d’autunno, un filo di pepe nero, un bel naso suadente, dolce e carezzevole.
La bocca è in perfetta corrispondenza con il naso, larga, carnosa, con tannini soffici ma presenti, levigati direi.
Un gran bel Barolo, forse un filo troppo scopertamente “piacione”, ma averne di Barolo così!
Mi è piaciuto così tanto che non ho resistito e anche se era sabato sera ho telefonato ad Aldo e siamo stati quasi un’ora al telefono.
Cosa ci siamo detti? Affari nostri, ma credo che entrambi siamo stati felici di questa chiacchierata.
Qualcuno, lassù, avrà sorriso, ne sono certo…
Abbinamento musicale: Exultate jubilate di Mozart con la splendida voce di Renée Fleming






