Da quanto tempo conosco Costantino Charrère? Almeno da 30 anni direi…
L’ho conosciuto grazie ad un comune amico che purtroppo nel giugno del 2010 é volato nel cielo dei giusti e dei sapienti di cibo e di vino.
Lui si chiamava Gianni Bortolotti, era nato ad Aosta dove ha lavorato per le Acli e per Regione Vallée d’Aoste, ma tutti noi lo chiamavamo affettuosamente “Bortolo” perché aveva una voce tonante e non la mandava a dire a nessuno. Un po’ come me…
Era una persona stupenda che mi fece conoscere tanti vignerons valdostains, Vincent Grosjean, Anselmet, Daniela Dellio, Di Barrò, Marco Martin, Rosset, La Crotta di Vegneron, La Cave des Onze Communes, ecc…
E come dimenticare la sua mitica Fontina che sceglieva meticolosamente alpeggio per alpeggio, le sue pere, le sue mele, le verdure coltivate senza alcun trattamento nel suo eremo di Gignod (poco lontano dalla storica Locanda de La Clusaz della famiglia Grange)?
E il lardo di Arnad ed i salumi (boudin, coppa, salame…) di Rinaldo Bertolin e ora della sua famiglia?
Quanti meraviglosi ricordi !
Costantino, erede di una storica dinastia di viticoltori, professore di ginnastica (come la bellissima moglie), sciatore provetto, nel 1970 decise, per rendere omaggio à son père Antoine, suo maestro, di vinificare in proprio il suo primo vino.
Creò il Vin (Cru) de La Sabla e si impegnò a recuperare vitigni a rischio di estinzione come la Premetta (Prié Rouge) Fumin e altri minori.
Nel 1989 Costantino Charrère crea la propria azienda agricola sempre ad Aymavilles, Les Cretes e oggi lo affiancano le figlie Eleonora ed Elena e Giulio Corti.
Azienda ormai celebrata per lo Chardonnay Cuvée Bois, La Petite Arvine, il Mont Blanc, il Pinot noir, il Fumin, il Nebbiolo, la Syrah La Tour e La Sabla 50 anni.
Qualche sera fa, per rendergli omaggio, ho scelto di portare a casa dalla mia “cantina dei miracoli” dove i vini si conservano perfettamente, un suo vino molto vecchio, un suo “cavallo di battaglia”, un Torrette della annata (calda) 2000, un calibrato uvaggio di Petit rouge (almeno il 70%) ed di altre varietà rosse autoctone, Cornalin, Mayolet e Fumin.
A quell’epoca il vino si affinava lungamente, senza fretta (bei tempi quando il mercato non spingeva i produttori ad uscire anche quando i vini non erano perfettamente pronti…), in grandi botti di rovere (di Slavonia) e magari anche di castagno.
Mon Dieu, caro Costantino, che vino meraviglioso!
Io l’ho abbinato a del roast beef, a del Parmigiano Reggiano ben stagionato, ad un cacciatorino!
Mancava solo la mitica Fontina di Gianni Bortolotti e sarebbe stato il Paradiso (di noi golosi, gourmands, gourmets, ovviamente..)!
Colore rubino brillante, squillante, luminoso, naso freschissimo, con note di lamponi, viole, liquirizia nera, pepe nero, ginepro, garrigue, erbe aromatiche, rosa appassita e un filo di selvatico.
Al gusto rotondo, succoso, avvolgente, direi quasi sensuale, con tannini soffici e terrosi, lunga persistenza, perfetta corrispondenza naso-bocca, piacevolezza estrema.
Costantino, carissimo amico mio, tu sai davvero fermare il tempo con i tuoi vini!
Vini che piacevano tanto a Gino Veronelli, al sommelier A.I.S. Moreno Rossin, e piacciono da morire anche a me, vecchio cronista del vino ormai settantenne…
Grazie di cuore per le emozioni che mi hai regalato con quella tua vecchia bottiglia!
Da bere ascoltando
gli Impromptus op.90 D 899 di Franz Schubert nella esecuzione magistrale del Maestro Alfred Brendel
(Franco Ziliani)






